Juventus schiacciasassi Dybala show: 2-0 al Bologna

26 settembre 2018 – TORINO

Matuidi e Dybala. Getty

Matuidi e Dybala. Getty

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Ronnie O’Sullivan, leggenda dello snooker, parlava così dei campioni: “Li distingui dagli altri perché non sbagliano mai sul ‘facile’ e tirano fuori il loro talento sul ‘difficile'”. La palla da calcio c’entra poco con quelle da biliardo, ma l’adagio si adatta alla perfezione alla Juventus, che batte in scioltezza il Bologna per 2-0 e centra la sesta vittoria in altrettante partite. I bianconeri sono esattamente dove tutti si aspettavano fossero dal 26 luglio, giorno di nascita del calendario 2018-19. Cinque partite sulle carta comode più la Lazio. E la Juve, come suo costume, non regala nulla.

divario imbarazzante — I progetti di Superlega paiono al momento accantonati: nominalmente Juve e Bologna giocano nello stesso campionato. Certo, poi guardi partite come quella dello Stadium e diventa complicato spiegare perché. Alla squadra di Allegri basta un quarto d’ora giocato a ridosso della soglia anaerobica per sistemare la questione e non sprecare energie preziose in vista della partita di sabato col Napoli. Al Bologna, con Inzaghi che ne cambia 4 rispetto alla vittoria con la Roma pensando anche all’Udinese, non pare vero che la Juve rallenti: la potenziale figuraccia è evitata. E tutto il resto è sostanzialmente noia, coi vari Barzagli, Bentancur e Benatia che mettono minuti preziosi nelle gambe.


vai dybalik — Così la nota positiva nella serata della Juve è il ritorno al gol da migliore in campo di Paulo Dybala, che aveva esultato l’ultima volta proprio allo Stadium contro il Bologna esattamente 144 giorni fa. A Paulo il ritorno al 3-5-2 fa un gran bene: con solo lui e Ronaldo davanti, la Joya è sostanzialmente libera di inventare a tutto campo. Ne viene fuori la miglior prestazione stagionale: gol di destro all’11’ dopo la prodezza di Skorupski (migliore del Bologna) su Matuidi, da lui stesso imbeccato con l’assist di “coppino”. E pure l’avvio dell’azione del 2-0, finalizzata da Matuidi dopo la rifinitura di un CR7 non esattamente scintillante, che resta a secco dopo tre gol in due partite. Contro avversari così, non c’è nessun bisogno dei suoi gol.

Dal nostro inviato Jacopo Gerna 

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Final Six, brutta partenza Italia battuta dalla Serbia

26 settembre 2018 – Torino

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Pesante sconfitta per l’Italvolley nella prima gara della Final Six dei Mondiali. Gli azzurri hanno ceduto 3-0 alla Serbia con i seguenti parziali: 25-15, 25-20, 25-18. Davanti ai 15mila spettatori del PalaAlpitour, l’Italia parte male. Il primo set è dominato dalla Serbia che chiude 25-15. La reazione di Zaytsev e compagni non si fa attendere, alla ripresa c’è equilibrio ma dura solo fino al 6-6, poi una schiacciata di Atanasijevic dà un nuovo slancio ai serbi che passano a condurre fino al + 4 (7-11 e poi dopo 10-14). L’Italia non riesce a colmare il gap (Zaytsev e Juantorena non segnano come avviene di solito) e cede anche il secondo set con il punteggio di 25-20. La musica non cambia neppure nel terzo set, l’Italia non riesce ad esprimersi al meglio e cede a 18 anche il terzo parziale. Venerdì, alle 21.15, di nuovo in campo: c’è la Polonia.


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Aquarius, Parigi: Ue lavora unita ma Italia blocca

Nel caso dell’Aquarius, “non è l’Europa che ha bloccato le cose, ma come al solito l’Italia. Risultato: gli europei, vale a dire i maltesi, gli austriaci, i tedeschi, gli spagnoli, i portoghesi, i francesi…ci siamo messi tutti insieme, a lavorare e a cooperare per giungere a una soluzione”. Lo ha detto il portavoce del governo francese, Benjamin Griveaux, sottolineando che “è questa la migliore risposta a chi pensa che i problemi si risolvono in un solo Paese, all’interno delle proprie frontiere. Certo, serve tempo e metodo, ma è il miglior modo di farlo”.

“Dico al signor Salvini che la Francia si addossa tutta la sua parte nell’accoglienza dei rifugiati, dico anche a Salvini che non è nel ripiegamento nazionale, nel rifiuto di una soluzione europea, di cooperazione e di solidarietà tra Paesi europei che troveremo i mezzi di rispondere a questa sfida migratoria. Se il signor Salvini pensa che potrà rispondere a questa sfida entro i confini del suo Paese mente al suo popolo”: lo ha detto il portavoce del governo francese, Benjamin Griveaux, rispondendo a una domanda dell’ANSA. 

Incredibile, il Barça crolla Colpaccio Leganes: 2-1!

26 settembre 2018 – Milano

Clamoroso a Leganes. Il Barcellona perde 2-1 con una super rimonta dei padroni di casa in un minuto e ora il Real Madrid può tentare – Siviglia permettendo – la prima mini fuga della stagione.

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La festa dei giocatori del Leganes. Afp

La festa dei giocatori del Leganes. Afp

leganes-barcellona — Probabilmente a fine stagione si parlerà di quel minuto in cui cambiò la storia della Liga 2018-2019. Quel minuto, tra il 7′ e l’8′ del secondo tempo in cui prima El Zhar (ma dov’era la difesa del Barcellona?), poi Oscar (che gran bell’assist di… Piqué!) ribaltarono i blaugrana andati in vantaggio nel primo tempo con un bel destro al volo di Coutinho da fuori area. Quel giorno in cui il Leganes si risvegliò improvvisamente dopo un inizio anno penoso (4 sconfitte e un pareggio all’88’…). E per il Barcellona è notte fonda. Valverde nella ripresa gioca le carte Suarez e Malcom ma non c’è niente da fare, la difesa continua a sbagliare e il Leganes porta a casa un’incredibile vittoria. Per il Barça già raggiunto il numero totale di sconfitte dell’intera Liga 2017-2018.


siviglia-real madrid — Inizio alle ore 22.

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Saloni a confronto, il nuovo “no” di Torino a Milano

(ANSA) –  Due Saloni del libro sono troppo “onerosi per gli editori grandi e piccoli” e Milano rilancia a Torino la proposta di “unire le forze” e di avviare un progetto “nella condivisione più ampia”. Ma da Torino arriva un chiaro “no”. E si riapre il balletto e la questione sul futuro di ‘Tempo di Libri’, che “sarà deciso dopo il 28 ottobre, giorno del consiglio di amministrazione di Fiera Milano”. A spiegarlo è il presidente dell’Associazione Italiana Editori, Ricardo Franco Levi, a margine del Consiglio dell’Aie di oggi.

Non si fa attendere la risposta della sindaca di Torino che dice: “il Salone del Libro è e rimane di Torino. Si torna a mettere in discussione un modello vincente, in grado di attrarre migliaia di appassionati e ormai simbolo internazionale dell’editoria. Rispediamo al mittente qualsiasi tentativo di scippo o di messa in discussione di questo modello, che da oltre trent’anni vive grazie alla passione, alle competenze e alle risorse del territorio”.

“I nostri editori grandi e piccoli ci hanno detto con grande chiarezza che se rimanessero due fiere del Libro, una a Milano e una a Torino, a poca distanza una dall’altra e a poche settimane una dall’altra e di fatto con un modello simile, questo comporterebbe per loro un onere finanziario-economico non sopportabile” ha spiegato Levi. E, di fronte “a una prospettiva di questo genere e al dovere dell’AIE di non portare alcun elemento di divisione all’interno del mondo del libro e dell’editoria, abbiamo proposto a Torino di unire le nostre forze mettendo insieme il meglio di ciò che Torino e Milano possono apportare a un disegno e a un progetto più largo, con la condivisione più ampia possibile”.

In sostanza la proposta rimetterebbe in ballo, in qualche modo, l’idea delle edizioni alternate. “Una fiera del libro sostanzialmente è, da un lato, una grande vetrina commerciale per la vendita dei libri e contemporaneamente una grande festa del libro con una grande operazione culturale. Un’ipotesi che abbiamo immaginato – dice Levi – era quella di dire, facciamo insieme, contemporaneamente, nelle medesime date, una grande festa del libro, un grande festival culturale dell’editoria e della letteratura che si estenda sul grande bacino di Milano e Torino, della Lombardia e del Piemonte. Quanto alla parte commerciale – più onerosa e impegnativa anche come organizzazione – facciamola, nelle medesime date, all’interno di questa grande festa, alternativamente un anno a Milano e un anno a Torino” ha detto Levi. “Disponibilissimi – ha aggiunto – a partire prima con Torino per riconoscere, in modo visibile, la sua primogenitura professionale. A una proposta di questo genere, che comportava anche la disponibilità a farsi parte attiva per contribuire a una soluzione dei problemi finanziari della Fondazione, e che non mirava in alcun modo alla conquista di Torino ma a una costruzione insieme del Salone, ci è stato risposto di no” ha affermato il presidente dell’AIE.

“Torino ci ha detto che in nessun modo poteva immaginare una soluzione ch comportasse una pur minima diminuzione dell’offerta per la città, rispetto al modello storico del Salone. Il loro è un progetto politico per lo sviluppo della città e della Regione. Il tutto – ha spiegato Levi – basandosi sulla sicurezza e garanzia di poter contare su contributi pubblici che comunque saranno in grado di garantire il presente e futuro del Salone come progetto autonomo”. Ma la Appendino sottolinea: “non abbiamo ricevuto alcuna proposta formale dall’associazione Italiana Editori. E, anche se l’avessimo ricevuta, l’avremmo immediatamente declinata”.

Un “gran peccato” per Levi non “poter mettere insieme il meglio di ciò che Milano e Torino possono fare. La tradizione e la storia sono del Salone di Torino che ha superato i trent’anni. E, per la parte milanese, la sua forza industriale, la solidità finanziaria, una garanzia di buona amministrazione, una solidità fieristica e una capacità di attrazione della città di Milano che non ha paragoni”. Tutto questo, ha anche spiegato il presidente dell’AIE, lo abbiamo proposto in totale sintonia e intesa con Fiera Milano, socio di maggioranza con il 51% della società che organizza Tempo di Libri” e con cui “decideremo il futuro di Tempo di Libri, tenendo in considerazione, dopo il 28 ottobre, tutte le possibili opzioni”. “Vorrei anche – ha precisato – che questa non venisse raccontata come una vittoria di Torino, perchè se vittoria è rimanere con un debito nei confronti dei fornitori e con conti che stanno in piedi a carico dei contribuenti italiani e degli stessi fornitori, ho qualche difficoltà a pensarlo”. Levi ha anche ribadito come la seconda edizione di ‘Tempo di libri’ “che si realizza sostanzialmente senza un euro di contributo”, sia stata “un successo di critica e pubblico che ha sfiorato i 100 mila visitatori veri, contati”

Tornano I Bastardi, crimine e sentimento

(ANSA) – CAPRI, 26 SET – “Questa seconda serie fa diventare caro agli spettatori ogni singolo personaggio e anche la città di Napoli. Sono fiero del prodotto che è venuto fuori, perché ho una grande affettività nei confronti di ogni mio personaggio”. Maurizio De Giovanni benedice così la seconda stagione de I Bastardi di Pizzofalcone, serie tratta dai suoi libri di successo sull’ispettore Lojacono, in onda dall’8 ottobre in prima serata su Rai1 (con un’anteprima su Rai Play della prima puntata dal primo ottobre) e presentata al Prix Italia a Capri. Alla regia arriva Alessandro D’Alatri, che prende il posto di Carlo Carlei, che ha diretto la prima stagione in onda all’inizio del 2017 con una media di 6.816.000 spettatori e del 26.18% di share. “E’ il mio esordio in una serie tv e quando mi è stata proposta mi tremavano le gambe – ha raccontato -. Era un piatto così appetibile perché Napoli è una città che amo perché ha mantenuto un’autenticità nei rapporti. Avevo voglia di far trasudare la città nel racconto, farla sentire e respirare”. In effetti Napoli, con le sue mille sfaccettature, è al centro del racconto, non solo il quartiere di Pizzofalcone, dove alta borghesia e popolo si mescolano in pochi metri, ma tanti suoi angoli nascosti che compaiono nelle varie puntate, sei in tutto. La storia riparte da dove è terminata: un brindisi sul terrazzo del commissariato di Pizzofalcone, ormai operativo a tutti gli effetti, che nessuno in questa nuova edizione tenterà realmente di chiudere. I Bastardi restano anime inquiete, afflitte da uno spleen che è la faccia nostalgica dell’allegria che si consuma all’ombra del Vesuvio. Lojacono (Alessandro Gassmann) vivrà la sua storia d’amore con Laura Piras (Carolina Crescentini) fra mille dubbi e incomprensioni. Un ostacolo è rappresentato da un nuovo personaggio: Buffardi (Matteo Martari), magistrato dell’Antimafia maschilista, narciso ed arrogante. “Comincio a somigliare sempre più al mio personaggio, che si evolve parecchio in questa seconda stagione – sottolinea Gassmann -. Sono convinto che questa seconda parte sia più vicina al lavoro dello scrittore e questo aiuterà il pubblico ad amarla”. “Laura è diventata più operativa – aggiunge Crescentini – e si affida alle sue intuizioni in casi straordinari e sempre più complessi da un vista psicologico”. Nella prima puntata, dal titolo ‘Cuccioli’, l’occhio è puntato sull’assistente capo Francesco Romano (Gennaro Silvestro). Uno dei personaggi più tormentati che, separato dalla moglie e prossimo al divorzio, deve fare i conti con una grande novità: una neonata in pericolo di vita che ritrova una mattina nel cassonetto davanti al commissariato. “Ho sempre e solo scritto di crimini passionali – spiega De Giovanni -, perché mi interessano quelli. Napoli è comune una cipolla. Si può raccontare sotto diversi aspetti, quelli di Elena Ferrante o di Roberto Saviano, ognuno è legittimo. A me interessa questo aspetto, ma se volessi potrei parlare anche di altro”. Nel cast anche anche Antonio Folletto, Tosca d’Aquino, Massimiliano Gallo, Gianfelice Imparato, Simona Tabasco, Gioia Spaziani, Serena Iansiti, Luigi Petrucci. Le sceneggiature sono firmate dallo scrittore con Dido Castelli, Francesca Panzarella, Silvia Napolitano e Salvatore de Mola. “E’ un prodotto ricco e stratificato – afferma la direttrice di Rai Fiction, Eleonora Andreatta -: elegante e ruvido nelle storie che racconta, variegato nei generi, profondo nei sentimenti e nei chiaroscuri dei suoi personaggi. I personaggi della squadra, infatti, sono tutti alla ricerca di un equilibrio, tentano strade, cercano qualcuno che li capisca. Il valore aggiunto di questa serie è il mix dei caratteri e il loro senso di appartenenza”. (ANSA).

Scorsese cittadino italiano

(ANSA) – PALERMO, 26 SET – Il regista americano Martin Scorsese è cittadino italiano. L’atto di nascita è stato trascritto nel comune madonita di Polizzi Generosa. “L’ultima volta che ho visto il regista qui mi ha detto che voleva organizzare una manifestazione con la partecipazione di Giuseppe Tornatore. Il regista americano gli aveva consegnato l’Oscar nel 1990 per Nuovo Cinema Paradiso. Adesso vorrei tornasse a Polizzi per ricevere un riconoscimento alla carriera, magari proprio dalle mani di Tornatore”, ha detto il sindaco di Polizzi Generosa, Giuseppe Lo Verde. La madre di Scorsese, Caterina, era di Ciminna e il padre, Luciano, di Polizzi Generosa. “Alcuni anni fa Scorsese è venuto in paese per cercare i suoi parenti. Era con Isabella Rossellini. Un dipendente comunale gli disse che erano tutti morti. Non era così. C’era un errore. Il cognome originariamente era Scozzese, poi in America è diventato Scorsese. Io stesso sono suo cugino – aggiunge il sindaco – Alla fine siamo riusciti a incontrarlo di nuovo”.
   

Loredana Bertè torna, libera e folle

(ANSA) – MILANO, 26 SET Libertà e follia nella vita e nell’arte, libertà e follia anche come risposta a quando fu costretta a indossare la camicia di forza e a passare un periodo di tempo in un ospedale psichiatrico. E la camicia di forza richiama un capo da stilista volutamente così acconciato e stravolto della copertina di ‘LiBerte’, l’ultimo cd di Loredana Bertè, pubblicato a 13 anni di distanza dal precedente lavoro e con 10 inediti, in uscita venerdì con la caratteristica della realtà aumentata tramite una app e il cellulare. Sono “tutti singoli, fra pop rock e punk, di cui usciranno i video” spiega la cantante. Rilanciata, alla bella età di 68 anni anche dal successo di ‘Non ti dico no’ con i Boomdabash, l’ artista è un fiume in piena carica di energia e vitalità e con mille progetti fra cui il prossimo Festival di Sanremo: “io ho intenzione di presentarmi, ho riservato l’undicesimo inedito, e rompere le scatole per 5 giorni, poi decide Baglioni”. Il cd, la voce è forte e intensa (“mi piaccio più ora che a 20 anni”), cerca tra l’altro di impattare su un pubblico giovane oltre che sugli aficionados (“le date del tour sono tutte sold out, non riesco a crederci”). A dare spessore al cd fra gli autori ci sono qualcuno come Ivano Fossati (“Non scrive più per nessuno, in lui ho cercato più l’amico che l’autore, mi ha fatto davvero piacere mi abbia detto sì”, tiene a sottolineare Loredana), Maurizio Piccoli e Gaetano Curreri e poi la nuova generazione di Fabio Ilacqua e Gerardo Pulli. E nel brano ‘Gira ancora’ l’omaggio è ai Ramones, fra i fondatori del movimento punk rock newyorkese. Insomma un lavoro ricercato e nel quale ribadisce la Bertè, vestita di nero e un foulard celeste in sintonia con la coda di capelli, più volte in conferenza stampa: il leit-motiv è “il diritto alla libertà di pensiero, di dire quello che voglio, il diritto del ‘diverso'”. E Loredana, da par suo, spiega sincera: “io ascolto una sola volta i miei dischi, quando devo cantare me li devo riascoltare e studiare a memoria non come Renato Zero che non ascolta che se stesso e – dice ridendo – non ha bisogno del ‘gobbo’ quando è su un palco”. Alla domanda su cosa pensa della situazione politica attuale risponde netta: “sono stata e rimango di sinistra anche se non ne vedo tanti in giro oggi, mi piace come mi ha definito Fabrizio De André, un pettirosso da combattimento, i politici di ora mi appaiono ombrellai e arrotini”. Vorrebbe fare la doppiatrice per Tim Burton (“mannaggia non mi hanno cercato per ‘La sposa cadavere’, mi piace il gotico”). E poi appoggia il movimento internazionale anti-molestie: “chi è un maiale è giusto che paghi – sottolinea – una volta uno mi chiese di parlare di una canzone in albergo di sera e lo mandai al diavolo”. Di Asia Argento non dice nulla: “sono troppo coinvolta è una figlia per me”. E poi ricorda la straordinaria sorella Mimì, Mia Martini: “sono disperata, non è vero che il tempo fa passare le cose”.-

Lazio, quarta vittoria di fila L’Udinese si arrende in casa

26 settembre 2018 – Udine

Joaquin Correa LAPRESSE

Joaquin Correa LAPRESSE

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La Lazio non si ferma più. Quinta vittoria consecutiva tra coppa e campionato e classifica che comincia a farsi molto interessante. Vittoria sofferta (2-1), però, come tutte le precedenti ad eccezione di quella di domenica con il Genoa. Dopo aver controllato la gara nel primo tempo ed averla ipotecata a metà della ripresa, la squadra di Inzaghi non riesce a congelarla e rischia moltissimo nel finale. Udinese sconfitta, ma non bocciata. I friulani non demeriterebbero il pareggio, anche se commettono l’errore di aspettare troppo la Lazio e di aggredirla solo una volta andati sotto di due gol. Se lo avessero fatto prima, contro una Lazio in formazione rimaneggiata e con la testa già al derby, le cose sarebbe andate diversamente.

poche emozioni — Inzaghi, a sorpresa ma non troppo, cambia mezza squadra rispetto al match di domenica. Le new entry sono Luiz Felipe, Patric, Badelj, Luis Alberto e Correa. Quattro i titolari assenti: Immobile, Leiva e Milinkovic (tutti in panca) più Radu (infortunato). Velazquez si limita invece a tre cambi rispetto alla vittoria del Bentegodi col Chievo: Machis (per Pussetto), Lasagna (per Teodrczyk) e Barak (per Behrami). Il primo tempo scivola via con poche emozioni, un paio per parte: una punizione dal limite di De Paul che Strakosha alza sulla traversa e un tiro dalla distanza (alto) di Fofana per l’Udinese; due colpi di testa insisiodosi in area per la Lazio (di Luis Alberto e Parolo, entrambi finiscono poco lontano dallo specchio della porta). A prevalere, fino all’intervallo, è l’esigenza di entrambe le squadre di controllarsi. Il tecnico dei friulani corregge leggermente il modulo, passando al 4-4-1-1 (Barak dietro Lasagna) proprio per spezzare le trame di gioco dei laziali. Che in effetti appaiono molto meno fluide del solito. Per merito dei padroni di casa ed anche, forse, perché la testa è già al derby di sabato e i biancocelesti dosano le energie.


tutto nella ripresa — Decisamente più interessante il secondo tempo. Che si apre con l’Udinese che sfiora il vantaggio. Il tiro dalla distanza di Fofana viene sventato con qualche difficoltà da Strakosha. Ma attorno al quarto d’ora è la Lazio a rompere l’equilibrio della gara. Propedeutici alla svolta sono i cambi di Inzaghi che si materializzano poco prima del quarto d’ora. Entrano Immobile e Durmisi, escono Caicedo e Lulic. E’ proprio Durmisi a conquistare la punizione da cui nasce l’1-0 (fallo di Machis). Sul traversone di Luis Alberto Scuffet respinge e Acerbi è il più lesto a ribattere in gol. Il raddoppio arriva cinque minuti dopo. Lo confeziona con una splendida azione personale Correa. L’argentino si beve Larsen e fulmina Scuffet da posizione decentrata. L’uno-due stordisce la squadra di casa che ci mette un po’ a riorganizzarsi. Velazquez è però bravo a rianimarla con i cambi. Dentro Pussetto, poi Teodorczyk e infine Vizeu per Machis, Barak e Lasagna. Con i nuovi l’Udinese riparte e mette nella sua area la Lazio. Il gol che riapre la gara è una splendida semirovescata di Nuytinck su una punizione-cross dalla trequarti di De Paul. I friulani a quel punto coi credono e sfiorano il 2-2 con Fofana e Teodorczyk, ma Strakosha dice no. E la Lazio porta a casa i tre punti.

dal nostro inviato Stefano Cieri 

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Muro Jovovic: 20-25 LIVE Segui Italia-Serbia 0-2

26 settembre 2018 – torino

Partono stasera le Final Six degli azzurri al Mondiale di pallavolo. Si gioca a Torino: Italia contro Serbia. Due compagni della Perugia pigliatutto avversari: Zaytsev contro Atanasijevic. Seguite qui, in tempo reale, la partita set per set.

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primo set — Si comincia con la consueta Italia: Giannelli in regia, Zaytsev opposto, Lanza-Juantorena schiacciatori, Anzani e Mazzone al centro con Colaci libero. Per gli azzurri l’inizio è subito in salita: indietro 8-6 al primo time out tecnico l’Italia fatica a stare in scia della Serbia che sfrutta il servizio (Lisinac e Ivovic) e gli attacchi di Atanasijevic. E con il 3° ace della serata messo a terra da Podrascanin la Serbia scappa sul 16-10. Atanasijevic è implacabile e la Serbia non permette agli azzurri di rientrare nonostante Blengini provi a cambiare qualcosa richiamando Lanza per Maruotti. Il parziale è compromesso ma è fondamentale ritrovare fiducia negli attaccanti principali: Zaytsev in primis. E il 1° set si chiude con un nuovo ace di Kovacevic.


Un attacco di Uros Kovacevic contro il muro azzurro BENDA

Un attacco di Uros Kovacevic contro il muro azzurro BENDA

secondo set — Si riparte con il muro di Lanza che rianima tutto il PalaAlpitour. Ma è un’illusione. Perché la Serbia continua a battere molto bene e a trovare difese impossibili che tolgono fiducia agli attaccanti azzurri. La Serbia allunga fino al 14-9 ma Mazzone e un ace di Zaytsev riportano l’Italia in scia: 14-12. Gli azzurri vanno sotto fino al 18-14 e l’unico dell’Italia a funzionare è Anzani che a muro e in attacco lancia la riscossa. Troppo tardi perché la Serbia vola sulle ali dell’entusiasmo e chiude il parziale con un muro di Jovovic.

tero set

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